Variazioni Oblique
VARIAZIONI OBLIQUE
variazioni oblique wunderkammer,
su Ancor Che Col Partire di Cipriano de Rore
2004-2008 Barcellona- Riccardo Massari Spiritini
Anche con creazione video di Pere Ginard (Wunderkammer)
Variazioni Oblique Wunderkammer
Quando incominciai a lavorare alle Variazioni Oblique alla fine del 2004 era appena stato pubblicato da Ars Harmonica il disco di musiche per Piano automatico dal titolo Il Sogno ed il Martello.
Si concludeva un periodo di quattro anni nel quale avevo lavorato intensamente alla composizione per solo piano automata.
Anche lo spettacolo Tiro al Fantoccio era stata una piattaforma di lavoro che insieme all’elettronica e alle immagini animate aveva il piano automata come centro (e in una occasione nel 2004, anche l’orchestra di automati a della fondazione belga Logos, per una straordinaria esperienza di orchestrazione delle stesse composizioni per solo piano automata).
Quando scoprii il madrigale di Cipriano De Rore Ancor che col partire, ne fui immediatamente affascinato, e non potei evitare di suonarlo al piano quasi ogni sera. Incominciai a comporre dei frammenti di variazioni, degli assaggi, ma già dal principio, intuivo che il piano automata solo non era adatto al progetto che mi si formava in testa. Lo spettro delle variazioni Goldberg era in agguato dietro l’angolo,
e non mi sarei fatto trovare!
Mi interessavano maggiormente altri aspetti della possibilità di oggi di creare variazioni su un tema. Un’angolazione obliqua, dalla quale il madrigale sarebbe stato inquadrato mi suggeriva altre prospettive. Il tema diveniva , come per gli antichi maestri, una scusa per comporre nello stile della propria epoca. De Rore era un reperto, un’oggetto smarrito, un quadro nel corridoio di un museo della civiltà europea. Qualcosa di kitch come , secondo me ed i miei amici, molta musica antica portata al presente, specie se conservata sotto cloroformio come gli animali imbottigliati in una wunderkammer.
Cosí le Variazioni Oblique sono come una serie di maschere grottesche, un susseguirsi di allegorie, un giardino delle meraviglie , una Wunderkammer, dove per incanto appaiono e scompaiono materiali diversi legati tra loro dalla parentela timbrico-ritmica con il madrigale, ma anche estranei. L’impianto é libero e consiste in un variare obliquo appunto, a tratti frammentario, incostante, che nella sua bizzarria acquista un’identità inconfondibile.
Anche lo strumentario comprende suoni di natura diversa che vanno dalla voce agli strumenti “finti” del computer, passando per un vecchio piano a baionetta di un’amica mia, i flauti a becco ed il mio bagatto (strumento a corde e molle elettroacustico suonabile come arco e/o perussione).
La stampa é di Cypriano Kircherman, ed é una variazione sulla Heidelberger Totentanz
Aurali, a new work by Spiritini – (32 minutes sound synthesis)
AURALI (listen to the piece here)
aurali text lay-in
Aurali ossia dell’aura. Un aura diversa de aquella que habla Walter Benjamín en La obra de arte en la época de su reproducibilidad técnica. Un aura entendida en el sentido más amplio: el aura como característica indescriptible de los fenómenos.
Aurali como adjetivo, se refiere efectivamente a sensaciones, vibraciones, luces y frecuencias sonoras, a todo lo que escuchado con un sexto sentido nos sugiere otras dimensiones posibles, otros modos de percibir la realidad.
Traducir estas percepciones en sonidos es instintivo y espontáneo; hacer música significa fundirse con el universo y no crear espacios académicos y artificiales, laboratorios de seccionamiento, gabinetes de la fragmentación donde el arte comparte su accionar con las ciencias newtonianas.
El arte nunca será una ciencia (como la ciencia nunca será un arte). Puede ser conocimiento, y el arte sonoro llega efectivamente a serlo si cultiva un saber sensible, o sea aquella zona que la vuelve necesaria para el hombre.
El arte no puede ser ciencia porqué no puede (no quiere, no debe…) encontrar respuestas; pero quizás pueda sugerir preguntas, servir de espejo para la especulación humana, despertar sensibilidades, ayudar a percibir el mundo en todas sus dimensiones.
El sonido en el espacio es la mejor metáfora de la dimensión aural. Las reverberaciones, los sonidos que se alejan y se avecinan, las grabaciones de ambientes diferentes nos transportan a través de varias dimensiones.
Cada una de estas dimensiones tiene colores y combinaciones energéticas diversas que se nos revelan con su propia “aura”.
Aurali es un viaje aleatorio alrededor de la tierra, una descripción de lo que se encuentra en sitios desconocidos pero familiares, en un tiempo que probablemente sea el presente pero que también incluye una proyección hacia varios posibles tiempos infinitos.
En Aurali el viaje se inicia con frecuencias similares a las de las campanas tibetanas, pero luego se dirige hacia otras dimensiones diferentes similarmente revelatorias.
Se mezclan aquí sonidos reales e irreales: pasos humanos con maquinas surreales, masas irregulares de ciudades inexistentes y fuera del tiempo; un éter imaginario donde partículas microscópicas viajan velocísimas, señales desconocidos y truenos lejanos; luego, algún rastro humano.
Aurali is for of-the-aura.
A different aura by the one mentioned in Walter Benjamin’s The Work of Art in the Age of Mechanical Reproduction. An aura considered in a wider sense: aura as an undescribable characteristic of the fenomenon.
Aurali as an adjective, indeed refers to sensations, vibrations, lights and sound frequencies. It refers to all the things that, if listened at, using the sixth sense, suggest us other possible dimentions, other ways of perceiving reality.
To translate these perceptions in sound is an instinctive and spontaneus activity.
Making music is an act of fusion with the universe wich has nothing to do with academic and artificial sites,
laboratory autopsies, fragmentation cabinets where the arts share their activities with newtonian sciences.
Art will never be a science (as science will never be an art). Art can be knowledge, and sound-art can really become that by cultivating a sensible cognition, an area wich makes art a necessary mean to mankind.
Art can’t be a science because it can’t find an answer (it does not attempt, it must not…). Maybe it can formulate questions, be a mirror for human speculation, wake up sensibilities, help to perceive the world in all it’s dimentions.
Sound in space is the best metaphore for the aural dimention. Reverberations, sound approaching or moving away, different soundscape recordings take us through various dimentions. Each one of these dimentions have different colors and energy combinations wich reveal themselves with their own aura.
Aurali is an aleatoric trip around the world, a description of what can be found in places wich are unknown but familiar to us, in a time wich is probably the present but also contains a projection to other possible infinite times.
In Aurali real and artificial sounds melt together: bell-like frequencies, gravel-walk with surreal machines, row masses of non-existent, timeless cities , and imaginary ether where microscopic corpuscles move at high speed, unknown signals and thunders in the distance; then some human traces.
AVAILABLE ON CD (50 numbered copies) and on the net for free.
CHECK at Tertium Auris
or at NetNewMusic
JUNE
June is a strange month. You can feel how people is less awake then during other months. Everyone is a bit tired with exams, school ending and or, as a spectator, some feel thet the others get free and they must go on working the same like in April, May…
The Vacation-Holiday paradox though, repeats like every year. The word is turning apart; power, at the top of society is driving us to the end of human history on this planet, and still, people sell and buy Vacations,as a part of the whole pack. New cars, boats, sport wears, sunglasses, cocacolas, plastic dreams, extensions for repressed and sad human beings who , in fact, are more zombies then humans mamels.
Like in the ‘30, when world war II was approaching, nobody wanted to know that: just forget and (if you can) go for a vacation. Just have sex, alcohol, supermarket-sport activities, happiness-surrogate, robokop-circus.
It is shure , like the historicist Cipolla says that humans are stupid.
Look at this documentary please, also about man’s stupidity.
Who shows up with the bigger fallus? Russia or America,
Who is attaked? the Twin Towers or Irak?
Who carries the nuclear danger for the future?
watch the video please on youtube, and wach to the other 5 sections of it too.
Mauricio Kagel, l’ironia non muore
(settembre 2008: questo mese Mauricio ci ha lasciati. É una grande perdita) É sempre stimolante tornare a vedere Mauricio Kagel, in azione come direttore/compositore, o semplicemente come regista. Kagel (Buenos Aires 1931) é attivissimo da piú di 60 anni in Europa e nel mondo. Argentino trasferitosi in Germania fú uno dei rompitori nel momento in cui operavano anche Stockhausen, Cage, il movimento Fluxus…Sempre si mosse tuttavia indipendentemente e con una poetica tutta sua. Consiglio di vedere il bellissimo documentario del 2007 (WDR), e vari vecchi film su UBUWEB (a fianco il link tra interesting sites) tra cui in particolaresegnalo Antithesis, un riferimanto importante anche per le mie Cadenze Oblique.Importante é per Kagel il fattore scenico, attoriale e teatrale nella musica, tramite il quale il compositore/coreografo allarga il suo campo espressivo. C’é da dire che questo ampliamento, comune a vari artisti compositori di profilo analogo a quello di Kagel, viene da una visione ampia e non meramente musicale del loro lavoro. La musica di Kagel é molto interessante, ma ancor piú il disegno artistico di tutta una vita dedicata ad esprimere in maniera piú totale il fatto umano… Nelle sue idee si puó percepire, e penso a Antithesis, un modo di vedere il mondo, comune anche ad artisti come Federico Fellini, piú che a compagni come Cage. Il gesto concettuale, l’uso iconoclasta della classica parafarnalia, l’antiaccademismo, sono vestiti di un’ironia e di una verve estranea al movimento Fluxus e ad altri artisti di quell’epoca. Kagel rompe gli schemi ma rimane un grande musicista e artista del suono. Il gesto ed il teatro si aggiunge al suono, ed in certi casi ne prende il posto completamente, per un’esigenza espressiva autentica ed urgente. per Antithesis vai a http://www.ubu.com/film/kagel_antithese.html per il Documentario vai a http://www.ubu.com/film/kagel_diezeit.html ma é stato aimé rimosso (questioni di copyright! che tristezza).
AN EAR TO THE EART – AN EAR TO THE…WORLD
A EAR TO THE EART
THE SECOND EAR TO THE..WORLD
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Con la progressiva coscienza del decadimento del nostro pianeta, stiamo assistendo ad un boom di produzioni sonore, manifesti, dichiarazioni di artisti vari,
che insistono sul tema dell’Ambiente.
In mezzo a pubblicitá di tisane tibetane prodotte in fabbrica, massaggi energetici, chiromanzia ed astrologie varie,
ci troviamo anche i suoni della salute, le vibrazioni curative, i canti armonici, e le musiche del silenzio.
Tutte definizioni ed icone ormai facili da individuare per il consumatore come una marca di sigarette o di profumo.
Non metto in dubbio che l’unica maniera di vivere resta quella basata su un’accurata e puntigliosa selezione di ció che é buono
in mezzo a montagne di ciarpame, ma ci sono altri commenti che mi stanno a cuore.
Nell’arte sonora si moltiplicano le operazioni che includono i suoni ambientali in una forma o nell’altra.
Electronic Music Foundation di Nuova York propone da un paio di anni a questa parte il progetto Ear To The Eart.
Orecchio alla Terra é un progetto di documentazione.
Troverete se fate una ricerca, suoni di uccelli “che non sentiremo mai piú” perché si sono estinti, registrazioni
nella foresta amazzonica ed in altri luoghi di romantica quasi-verginitá. Commovente e curioso, ma un pensiero mi rode,
a questo punto: é registrando queste cartoline sonore che salviamo il pianeta?
EMF quest’anno si stabilirá in un nuovo “oasis” in mezzo alla natura alimentata con pannelli solari,
dove si prevede svolgere un gran progetto di documentazione sonora di questo tipo.
I fondi di finanziamento sono all’altezza evidentemente. Di artisti ce n’é quanti ne volete.
Ma alla Terra cosa gliene f….
Quando il pianeta subirá cambi profondi forse ci ritroveremo chi con un microfono in mano, chi con un paio di cuffie,
ascoltando il suono di un uccello estintosi dieci anni orsono?
Forse sarebbe una scena per un film comico questa, ma mi auguro di non vederla mai nella mia vita.
Un’orecchio alla terra? L’altro orecchio mi si arrossisce. L’altro orecchio ascolta un’altra musica, quella del mondo degli uomini.
Un’orecchio alla terra e l’altro agli scambi politici, alle guerre concertate dai potenti di ambo le parti a scapito dei deboli,
ai consensi e ai fondamentalismi manipolati dal potere mediatico.
Questa gente col microfono parla a milioni di cittadini del mondo, e distrugge il pianeta,
quell’altra col microfono riprende il paesaggio.
Ma siamo impazziti?




